Dante a Campaldino

La partecipazione di Dante alla battaglia di Campaldino (11 giugno 1289) e alla sortita di Caprona (16 agosto) è un fatto storicamente accertato, non solo per testimonianze indirette, ma anche per le stesse parole del poeta. In una lettera perduta, forse la "Popule mee, quid feci tibi?", Dante ricorda con emozione questi due episodi, sottolineando l'importanza del primo e l'evidenza del secondo, come esperienze vissute in prima persona, tra il fragore e il pericolo della guerra.
Sebbene la lettera originale sia andata perduta, abbiamo una fedele traduzione fatta dal Bruni (1), in cui Dante afferma: "Tutti i miei mali e i miei inconvenienti ebbero origine e causa dagli infausti comizi del mio priorato; del quale priorato, benché per prudenza io non fossi degno, niente di meno per fede e per età non ne ero indegno, perché dieci anni erano già passati dopo la battaglia di Campaldino, nella quale la parte ghibellina fu quasi del tutto morta e disfatta, dove mi trovai non fanciullo nell’armi, dove ebbi molta paura, e alla fine grandissima gioia, per i vari casi di quella battaglia".
Queste parole rivestono grande importanza e rivelano diversi elementi cruciali: innanzitutto, Dante afferma di essersi trovato "non fanciullo nell’armi", indicando che Campaldino fu la sua prima esperienza militare, evidenziando la sua maturità nel fronteggiare la "paura" durante lo scontro. Inoltre, Dante combatté a Campaldino non tra le riserve, ma nella prima schiera di cavalieri impegnati direttamente con il nemico, erano chiamati feditori (1). Il testo originale di Dante su Campaldino conteneva anche dettagli specifici, come la sua posizione nella prima schiera dei cavalieri e l'eccessivo avanzamento dei cavalieri nemici, che contribuì alla sconfitta dei ghibellini fiorentini, soprattutto grazie all'azione di Corso Donati (G. Villani, Cron., VII, 131).

(1) Leonardo Bruni, noto anche come Leonardo Aretino, nato ad Arezzo il 1º febbraio 1370 e deceduto a Firenze il 9 marzo 1444, è stato un politico, scrittore e umanista italiano, originario della Toscana. Oltre ai suoi impegni politici, Bruni fu uno scrittore prolifico, autore di opere storiche, biografie e trattati filosofici. Tra i suoi contributi più noti si annovera la sua biografia su Dante Alighieri, considerato forse il primo biografo del celebre poeta italiano.
(2) Da notare che il termine "feditori" indicava cavalieri armati leggermente, spesso volontari e tra i migliori combattenti, posizionati nella prima linea dell'ordine di battaglia. Avevano il compito rischioso di affrontare il primo impatto con il nemico, guadagnando così grande onore e prestigio, essendo spesso i primi a spargere il sangue avversario.

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