La Pala dello Spedalingo (nota anche come Pala di Ognissanti) è un'opera realizzata da Rosso Fiorentino, nome d'arte di Giovan Battista di Jacopo di Gasparre (Firenze, 8 marzo 1494 – Fontainebleau, 14 novembre 1540) nel 1518 e conservata presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.
Si tratta di un dipinto a olio su tavola, di dimensioni 172×141,5 cm, ed è considerato uno dei primi lavori importanti dell'artista, ricco di innovazioni stilistiche e di dettagli inquietanti, tipici del suo linguaggio artistico.
La pala venne commissionata da Leonardo Buonafede, rettore (o "spedalingo") dell’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze, con un contratto firmato il 30 gennaio 1518. L’opera era destinata a un altare nella chiesa di Ognissanti, seguendo le volontà testamentarie di Francesca de Ripoll, una vedova di origini catalane residente a Firenze. Il compenso pattuito era di 25 fiorini d'oro larghi, e la consegna era prevista entro il giugno del 1518.
La cappella designata per accogliere la pala era la prima a sinistra dell'altare maggiore. Tuttavia, il progetto incontrò alcuni problemi, tra cui un incidente tra Rosso Fiorentino e il committente. Secondo il Vasari, il Buonafede, vedendo l'opera abbozzata, rimase scioccato: i santi apparivano "piuttosto diavoli" che figure sacre. Offeso, lasciò la casa dell’artista, accusandolo di averlo preso in giro. Rosso Fiorentino aveva infatti l’abitudine di accentuare le espressioni drammatiche nei suoi bozzetti iniziali, per poi addolcirle nella fase finale del lavoro. Grazie alla mediazione di Francesco Granacci e Giuliano Bugiardini, la controversia si risolse, ma con un compenso ridotto di 9 fiorini.
Nonostante ciò, la pala non arrivò mai alla chiesa di Ognissanti. Intorno al 1525, l’Ospedale di Santa Maria Nuova decise di spostarla nella chiesa di Santo Stefano a Grezzano, nel Mugello. In quell'occasione, la tavola fu modificata con interventi nella bottega di Ridolfo del Ghirlandaio, che riguardarono elementi come gli occhi del Bambino, le mani della Vergine e il panneggio di san Girolamo. L’opera giunse alla Galleria degli Uffizi nel 1900 e fu restaurata nel 1995, riportando alla luce dettagli significativi.
La pala rappresenta una sacra conversazione, un genere pittorico in cui la Madonna con il Bambino è circondata da santi che interagiscono tra loro.
- Al centro si trova la Vergine Maria, seduta su un trono decorato con un damasco dorato. Tiene in braccio il Bambino Gesù, mentre attorno a lei si dispongono quattro santi:
- A sinistra, san Giovanni Battista, patrono di Firenze, con il suo aspetto ascetico e il bastone con la croce. Accanto a lui si trova sant’Antonio Abate, riconoscibile dal bastone a forma di Tau e associato alla protezione degli animali.
- A destra, santo Stefano, con la pietra della lapidazione posata sul capo, e un san Girolamo magrissimo, dal corpo scheletrico e dallo sguardo intenso, che regge un libro sacro.
- Ai piedi della Vergine, due angioletti siedono su un gradino, intenti a leggere un libro. Questi ultimi, con le loro espressioni dolci e serene, contrastano con la generale inquietudine delle figure principali.
La Pala dello Spedalingo si distingue per la sua forte carica espressiva e innovativa, che rompe con le tradizionali gerarchie della pittura quattrocentesca. La Vergine Maria, tradizionalmente dominante nella composizione, è qui inserita al centro di un gruppo di santi in uno spazio circoscritto, senza la solennità tipica delle pale quattrocentesche. La spazialità appare compressa, con una ridotta profondità e una chiusura della composizione su sé stessa, in contrasto con le aperture dinamiche che caratterizzano altre opere del periodo, come la Pala Pucci di Pontormo.
L’ispirazione ai rilievi dell’ultimo Donatello, in particolare quelli dei pulpiti di San Lorenzo, è evidente negli effetti spigolosi e nella resa dei volumi. I santi hanno volti marcati da ombre profonde e sguardi attoniti, privi di serenità, in linea con la tendenza del Rosso a rappresentare emozioni crudeli e disperate. Un esempio è il san Girolamo, in cui la magrezza estrema del corpo e l’espressività caricata del volto richiamano gli studi anatomici che iniziavano a diffondersi in quel periodo. Anche il Bambino Gesù presenta tratti inquietanti: a causa di un pentimento pittorico, ha quattro occhi sovrapposti, risultato di una correzione visibile grazie ai restauri.
La Pala dello Spedalingo è un esempio dell’approccio rivoluzionario di Rosso Fiorentino, che introduce un senso di inquietudine e di dramma emotivo nella sacra conversazione. Nonostante i volti severi e l’atmosfera tesa, alcuni elementi mitigano la drammaticità dell’opera, come la dolcezza degli angioletti e la ricchezza cromatica, che include effetti cangianti e contrasti vivaci. L'opera anticipa molti dei temi che Rosso svilupperà nelle sue creazioni successive, tra cui la distorsione dei volumi, la gestualità esasperata e un’attenzione particolare alle ombre.
Bibliografia:
Antonio Natali, Rosso Fiorentino, Silvana Editoriale, Milano, 2006.
Elisabetta Marchetti Letta, Rosso Fiorentino, Giunti, Firenze, 1994.
Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, ed. a cura di Luciano Bellosi e Aldo Rossi, Einaudi, Torino, 1991.
Affresco noto come "Il Tributo a Cesare" è un capolavoro con una folla animata in una piazza, dominata da archi e luce viola, con un tocco vibrante.
Dopo 58 anni, il capolavoro di Jacopo di Cione torna alla chiesa dei Santi Apostoli e Biagio dopo un restauro di quattro anni.
Un capolavoro del Trecento raffigura un santo martire con pietre e veste diaconale, opera di un genio toscano. Simbolo di fede e arte gotica.
San Sebastiano: Antonio Pollaiuolo lanciava il grido disperato del martirio crudele,