La casa di Dante, dov'era?

Firenze e la dimora di Dante: Un enigma da svelare. 

Nel gennaio del 1297, una richiesta presentata agli ufficiali delle strade di Firenze mise in discussione l'assetto di alcune proprietà nel quartiere di San Martino del Vescovo. Si voleva aprire un collegamento fra la zona di Orsanmichele e quella dell'attuale via del Proconsolo, attraversando terreni ed edifici appartenenti a importanti famiglie cittadine. Fra gli immobili interessati comparivano quelli di Cione di Bello, parente di Dante Alighieri. Quel progetto urbanistico, nato per modificare la viabilità medievale, avrebbe lasciato agli storici indicazioni preziose per individuare la zona nella quale visse il poeta.

Attraversando l'arco che da via del Corso conduce verso piazza de' Donati, si entra nel cosiddetto Rione Dantesco, un insieme di strade e piazzette che conserva parte dell'antica organizzazione del centro fiorentino. Qui sorgevano le abitazioni degli Alighieri, dei Donati e dei Cerchi, mentre poco distante vivevano i Portinari. Non si trattava semplicemente di famiglie che condividevano lo stesso quartiere. Le loro proprietà erano spesso confinanti e i rapporti personali si intrecciavano con matrimoni, affari e contrasti politici. Dante, nato nel 1265, crebbe in questo ambiente, nel territorio della parrocchia di San Martino del Vescovo, dove la sua famiglia possedeva abitazioni e dove risiedevano anche diversi suoi parenti.
Le ricerche sulla dimora degli Alighieri hanno trovato un importante riferimento proprio nelle proprietà di Cione di Bello, appartenente a un ramo collaterale della famiglia. I documenti relativi alla nuova strada descrivono edifici che si estendevano verso i terreni della Badia Fiorentina e confinavano con quelli dei Cerchi. Quando il progetto venne ripreso nel 1301, alcune costruzioni furono abbattute e Cione ricevette 388 lire di fiorini piccoli come indennizzo per le espropriazioni. La documentazione permette di riconoscere l'ubicazione di una parte delle proprietà familiari, ma non autorizza a identificare automaticamente la casa di Cione con quella abitata da Dante. È una distinzione importante, perché gli Alighieri possedevano più immobili nello stesso settore della città.
Un altro riferimento riguarda Geri del Bello, appartenente alla medesima parentela. Dante e il fratello Francesco abitarono infatti una casa già appartenuta a Geri, come ricordano le fonti biografiche. La presenza di diverse abitazioni collegate alla consorteria degli Alighieri rende comprensibile la difficoltà di stabilire quale fosse precisamente la dimora natale del poeta. A complicare la ricerca contribuirono le successive modificazioni della viabilità, la scomparsa di alcuni passaggi e la trasformazione degli edifici medievali. Le strade attuali non riproducono esattamente la distribuzione delle proprietà alla fine del Duecento.
La chiesa di San Martino del Vescovo costituisce uno dei punti di riferimento più sicuri per ricostruire quel quartiere. La sua fondazione risale al 986, anche se l'edificio ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli. La vicinanza delle case degli Alighieri emerge persino da una controversia riguardante un fico cresciuto su una loro proprietà. Le radici dell'albero avevano danneggiato la recinzione del giardino della chiesa, provocando una contestazione da parte del priore. È una testimonianza significativa della vita quotidiana del quartiere, perché rivela come edifici privati, terreni ecclesiastici e piccoli spazi coltivati fossero strettamente addossati gli uni agli altri.
Di fronte alla chiesa si alza la Torre della Castagna, una delle costruzioni medievali meglio conservate di questa parte di Firenze. La sua importanza non dipende soltanto dalla vicinanza alle abitazioni degli Alighieri. Nel 1282 la torre divenne una delle prime sedi dei Priori delle Arti, la magistratura che assunse il governo della Repubblica fiorentina. L'utilizzo di una sede protetta rispondeva alla necessità di sottrarre i magistrati alle pressioni delle famiglie più potenti. Dante partecipò direttamente a quel sistema politico quando, dal 15 giugno al 15 agosto 1300, ricoprì la carica di priore. La Torre della Castagna rappresenta quindi un riferimento concreto per comprendere le istituzioni cittadine nelle quali il poeta ebbe un ruolo di primo piano.
A breve distanza si trova la chiesa di Santa Margherita de' Cerchi, legata nel corso della sua storia alle famiglie Cerchi, Donati e Adimari. La tradizione la indica come il luogo nel quale Dante avrebbe sposato Gemma Donati e incontrato Beatrice Portinari, ma queste vicende non sono dimostrate da testimonianze contemporanee. La presenza dei Portinari nella zona è invece documentata e nella chiesa fu sepolto Folco Portinari, padre di Beatrice e fondatore dell'ospedale di Santa Maria Nuova. Più incerta rimane la sepoltura della stessa Beatrice, che potrebbe essere stata accolta nella tomba dei Bardi, famiglia alla quale apparteneva il marito Simone. La chiesa conserva pertanto un legame autentico con l'ambiente sociale del poeta, anche se alcune delle storie che la circondano appartengono soprattutto alla tradizione.
La vita di Dante a Firenze si interruppe nel 1302, dopo la vittoria dei guelfi Neri e il rovesciamento degli equilibri politici cittadini. Il 27 gennaio il poeta fu condannato a pagare una multa di 5.000 fiorini, con la minaccia della confisca e della devastazione dei beni, oltre al confino e all'esclusione dagli incarichi pubblici. Il 10 marzo, non essendosi presentato davanti alle autorità, ricevette una seconda condanna che prevedeva la morte sul rogo. Questi provvedimenti non colpirono soltanto la sua carriera politica, ma compromisero il patrimonio familiare. Dante aveva già contratto debiti negli anni precedenti e le confische aggravarono una situazione economica che coinvolse anche la moglie e i figli.
Gemma Donati rimase a Firenze e dovette difendere i propri diritti sui beni del marito. Nel 1329, otto anni dopo la morte di Dante, presentò al giudice incaricato dei patrimoni confiscati una richiesta di sostegno economico, documentando la dote ricevuta al momento del matrimonio. Gli atti successivi mostrano quanto a lungo la famiglia continuasse a subire le conseguenze dell'esilio. Nel 1332 Gemma diede il proprio consenso alla vendita di alcuni terreni, mentre il 9 gennaio 1343 il figlio Jacopo riscattò dal Comune alcune proprietà agricole sequestrate al padre. Gli immobili ricordati in quest'ultimo documento si trovavano a Pagnolle e non permettono di stabilire che cosa fosse rimasto delle case cittadine.
La memoria delle abitazioni degli Alighieri continuò comunque a sopravvivere. Nel 1436 Leonardo Bruni, cancelliere della Repubblica fiorentina, ricordò nella sua biografia di Dante che il poeta aveva posseduto case decorose, confinanti con quelle di Geri del Bello. Bruni raccontò anche di aver accompagnato Leonardo Alighieri, discendente del poeta giunto da Verona, a vedere le antiche dimore familiari. L'episodio dimostra che, nella Firenze del Quattrocento, esisteva ancora una memoria riconoscibile di quelle proprietà. Nel frattempo, però, gli edifici avevano cambiato proprietari e destinazioni d'uso. Una parte dei beni era stata venduta e le abitazioni avevano subito ampliamenti e modifiche che ne avevano alterato l'aspetto originario.
La volontà di recuperare materialmente la casa del poeta si manifestò con particolare forza nell'Ottocento. Nel 1865 Firenze stava assumendo il ruolo di capitale del Regno d'Italia e si preparava a celebrare il seicentesimo anniversario della nascita di Dante. Il 4 febbraio il Consiglio comunale deliberò di acquistare l'edificio che la tradizione identificava con la sua abitazione. L'iniziativa aveva un significato che andava oltre la conservazione di un monumento: Dante era ormai considerato una figura fondamentale dell'identità culturale nazionale e Firenze intendeva dare una sede riconoscibile alla sua memoria. L'anno successivo fu costituita una commissione di studio che comprendeva Emilio Frullani, Luigi Passerini, Gaetano Bianchi e Mariano Falcini. Nel 1868 venne presentata una relazione basata su documenti catastali, ricerche storiche e rilievi degli edifici, ma le difficoltà economiche e il successivo trasferimento della capitale a Roma impedirono di realizzare immediatamente il progetto.
I lavori iniziarono soltanto nel 1911, sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Castellucci. L'intervento modificò profondamente questa parte del quartiere: alcune costruzioni furono demolite per ricavare una piazzetta e le strutture superstiti vennero rielaborate per ottenere un edificio dall'aspetto medievale. La ricostruzione utilizzò anche antiche murature appartenute alla famiglia dei Giuochi, senza riprodurre necessariamente la disposizione originaria delle case degli Alighieri. Il risultato fu una ricostruzione storicista, nella quale elementi antichi e interventi moderni concorrevano a evocare la Firenze di Dante. Nel 1965, in occasione del settimo centenario della nascita del poeta, l'edificio divenne sede del Museo Casa di Dante.
L'attuale museo racconta dunque due momenti differenti della storia fiorentina. Il primo riguarda la città medievale nella quale gli Alighieri vissero, possedettero beni e parteciparono alla vita pubblica. Il secondo appartiene alla Firenze che, molti secoli dopo, cercò di restituire una presenza materiale al poeta che aveva condannato all'esilio. Per ritrovare le tracce più attendibili della sua vita bisogna osservare l'intero quartiere, dalla chiesa di San Martino alla Torre della Castagna, dalle proprietà ricordate negli atti notarili fino agli antichi percorsi intorno alla Badia. La facciata del museo è il risultato di una scelta del Novecento; la Firenze abitata da Dante emerge soprattutto da quelle testimonianze che, senza essere state costruite per celebrarlo, ne hanno conservato la storia.
 

Dante Alighieri e Casa di Dante a Firenze nel Rione Dantesco. Qui vissero leFamiglie Alighieri, Donati, Portinari e Cerchi
 

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