Il Trattatello come biografia encomiastica

Giovanni Boccaccio (1313-1375), grande ammiratore di Dante Alighieri, compose verso la fine della vita il Trattatello in laude di Dante, considerato la prima biografia del poeta. L’opera, commissionata dalla Repubblica fiorentina, nasce con un intento apertamente celebrativo: Boccaccio vuole onorare il «chiarissimo uomo Dante Alighieri», vittima dell’esilio e dell’ingiustizia dei concittadini. Il tono è dunque fortemente encomiastico: l’autore paragona Dante a figure della classicità, esalta le sue virtù morali, la profondità del sapere, il valore delle opere, e insiste sui torti subiti dal poeta. Nella conclusione, Boccaccio afferma di aver illustrato «origine, studi, vita e costumi» del «poeta chiarissimo».
La critica moderna sottolinea però come il Trattatello sia una fonte poco affidabile dal punto di vista storico. Boccaccio scrive decenni dopo la morte di Dante (1321) e attinge spesso a dicerie, leggende o testimonianze indirette. Secondo gli studiosi, molte informazioni dubbie derivano da convenzioni letterarie, fraintendimenti o invenzioni. Già nel Quattrocento, Leonardo Bruni si era accorto dell’eccessivo sentimentalismo dell’opera, criticando il ritratto di Dante modellato quasi come un eroe romanzesco. Sul versante biografico, Boccaccio racconta vicende personali con notevoli libertà creative. Sostiene, ad esempio, che i parenti di Dante lo avrebbero spinto a un secondo matrimonio dopo la morte di Beatrice, per consolarlo dal dolore. Immagina quindi una giovane moglie «della sua condizione», accennando a un’unione che la critica considera del tutto priva di fondamento storico. Da questa invenzione scaturisce anche la celebre digressione antifemminile del Trattatello, dove Boccaccio esprime un giudizio severo sul matrimonio in generale.
I documenti storici attestano invece un solo matrimonio: quello con Gemma Donati, figlia di Manetto Donati. Il fidanzamento è documentato nel 1277 ( Probabilmente un errore del notaio sul documento); le nozze si collocano probabilmente negli anni Ottanta del Duecento. Dall’unione nacquero almeno quattro figli, tra cui Giovanni e Jacopo. Gemma rimase a Firenze anche dopo la condanna del 1302 e difese con difficoltà la parte di beni legata alla propria dote.
Boccaccio non nomina mai Gemma; si limita a definirla «la sua donna», «bella» e di giovane età. L’aggettivo «belladonna», puramente letterario, ha generato in passato la falsa credenza in una fantomatica «Bella Donati», confusa con la madre di Dante, che effettivamente si chiamava Bella degli Abati. Le fonti anagrafiche sono però univoche: la moglie del poeta era Gemma Donati. Quanto al carattere della donna, il Trattatello non offre informazioni attendibili. Le invettive contro il matrimonio riflettono più le opinioni personali di Boccaccio che reali tensioni coniugali. Non esiste infatti alcuna prova che Dante e Gemma si siano separati o che non si siano più rivisti dopo l’esilio; i documenti mostrano piuttosto un normale rapporto civile, compatibile con le condizioni politiche e giuridiche dell’epoca.

Nel Trattatello Dante emerge come uomo esemplare: colto, virtuoso, disciplinato. Boccaccio ne celebra la «vertù e scienzia», lo presenta come studioso infaticabile e come pensatore allevato «nel santo seno della filosofia». L’immagine è altamente idealizzata e funzionale all’idea di un poeta dotto e quasi sapienziale, capace di trasformare l’esperienza dell’esilio in crescita intellettuale. Sotto il profilo morale, il racconto ignora difetti e ombre, accentuando coerenza politica, pietà, fedeltà alla propria missione. È un quadro eroico, lontano da una biografia critica. Gli studiosi sottolineano infatti come l’immagine del carattere dantesco trasmessa da Boccaccio sia parziale e talvolta distorta.
Oggi il Trattatello è considerato un testo a metà tra biografia e agiografia. L’intento non è la precisione storica, ma la costruzione di un modello ideale: il “santo poeta”, fondamento dell’identità letteraria italiana. Il testo abbonda di elementi narrativi, sogni premonitori, paragoni mitologici, moralismi, che contribuiscono alla sua efficacia retorica, pur allontanandolo dai fatti. Sebbene Boccaccio conservi memorie utili sulla Firenze del tempo e contribuisca a definire l’immagine pubblica di Dante, molte sue informazioni non trovano riscontro nei documenti: il presunto secondo matrimonio, l’allontanamento definitivo dalla moglie, l’interpretazione del rapporto con Gemma. Le ricerche contemporanee confermano invece dati solidi: il matrimonio con Gemma, i figli, l’esilio del 1302, la permanenza della moglie a Firenze e le sue richieste di recupero della dote.

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