Il Poliedro di Michelangelo

Sul lato destro della Sagrestia Nuova, progettata da Michelangelo nelle Cappelle Medicee di Firenze, si trova la tomba di Giuliano de' Medici, Duca di Nemours, con le allegorie del Giorno e della Notte. Accanto ad essa, in una nicchia poco evidente ma ricca di significato, è conservato un elemento che spesso sfugge all’attenzione dei visitatori: il coronamento originale della lanterna della cappella, ora custodito al riparo per motivi di conservazione. All’esterno, una copia fedele è visibile in cima alla lanterna.

La lanterna, elemento architettonico che corona la cupola della Sagrestia Nuova, è sormontata da un poliedro dorato, e non da una sfera come nella cupola di Santa Maria del Fiore progettata da Brunelleschi. Questo poliedro, una figura composta da 60 triangoli equilateri disposti sui lati di un dodecaedro, è un chiaro esempio dell’approccio visionario e matematicamente consapevole di Michelangelo. Sebbene Giorgio Vasari lo definisse erroneamente una “palla a 72 facce”, probabilmente a causa di un errore nel conteggio o di fonti poco precise, la geometria del solido risulta invece ben definita e intenzionale. Michelangelo scelse questa forma per sfruttare al massimo la riflessione della luce, con l’intento di creare un effetto brillante e dinamico, ispirato alla purezza e alla luminosità del diamante, simbolo strettamente legato alla potente famiglia Medici.

L'idea di adottare un poliedro come coronamento della lanterna emerge chiaramente in una lettera che Michelangelo scrisse a Papa Clemente VII, membro della famiglia Medici, nel gennaio 1525. In questo documento, Michelangelo spiega che la lanterna era stata appena completata e sottolinea il desiderio di creare un elemento distintivo per il coronamento, differenziandolo da altre cupole e introducendo una soluzione innovativa. Il poliedro, in particolare, è descritto come un elemento che avrebbe conferito “grazia” all’insieme, grazie alla sua capacità di riflettere la luce in modo unico.

L’opera fu realizzata in rame dorato dall’orafo fiorentino Giovanni di Baldassarre, noto come "il Piloto", un artigiano di grande talento e amico di Benvenuto Cellini. La scelta del rame dorato non era casuale: il materiale, oltre a garantire leggerezza e durabilità, enfatizzava il gioco di riflessi e luminosità, rendendo il poliedro visibile anche da grande distanza.

Michelangelo, con questa scelta, dimostrò una profonda conoscenza non solo delle arti figurative ma anche della geometria e della matematica. Il poliedro scelto si ispira infatti al “De Divina Proportione” di Luca Pacioli, celebre trattato rinascimentale che esplora la relazione tra arte e matematica, arricchito dalle illustrazioni di Leonardo da Vinci. Questa connessione evidenzia come la cultura rinascimentale fosse profondamente permeata dall’interdisciplinarità, con artisti e scienziati che si ispiravano reciprocamente per esplorare i limiti della rappresentazione e dell’armonia.

L’idea di utilizzare una forma geometrica complessa, come il poliedro a 60 facce, ha anche un significato simbolico. I solidi platonici, a cui il dodecaedro appartiene, erano considerati da Platone e dai neoplatonici come rappresentazioni della perfezione e dell’armonia cosmica. Michelangelo, scegliendo di utilizzare una figura vicina a questi ideali, si inseriva pienamente nel solco della tradizione rinascimentale, che cercava un dialogo tra arte, scienza e spiritualità. Dal punto di vista tecnico, il poliedro rappresenta una soluzione intermedia tra una sfera perfetta e una figura geometrica più semplice. La sfera, in effetti, può essere immaginata come un poliedro con un numero infinito di facce: aumentando il numero delle facce, la forma si avvicina sempre di più alla perfezione della sfera. Michelangelo sfruttò questo principio per ottenere un effetto visivo che, pur evocando la forma sferica, garantisse una maggiore complessità e dinamismo, grazie ai numerosi riflessi generati dalle superfici triangolari.
Un altro aspetto interessante è il modo in cui questa scelta riflette il rapporto tra arte e scienza nell’epoca rinascimentale. Michelangelo non si limitava a creare opere d’arte visivamente accattivanti, ma integrava nella sua pratica artistica una profonda riflessione filosofica e scientifica. L’uso del poliedro non è solo un omaggio alla matematica e alla geometria, ma anche un esempio di come le forme astratte possano diventare simboli carichi di significato. La collocazione del coronamento originale all’interno della Sagrestia Nuova consente oggi ai visitatori di osservare da vicino i dettagli della lavorazione e di apprezzare l’ingegnosità tecnica dell’opera. La copia posta sulla lanterna, invece, mantiene viva la funzione decorativa e simbolica del poliedro, integrandosi perfettamente con l’architettura circostante.
Questo piccolo ma significativo dettaglio architettonico dimostra come Michelangelo fosse in grado di unire creatività artistica, rigore scientifico e sensibilità simbolica in ogni sua opera. La scelta del poliedro dorato come coronamento della lanterna rappresenta non solo un’innovazione estetica, ma anche un esempio tangibile dell’incessante ricerca di perfezione che caratterizzò il Rinascimento italiano.

Bibliografia
- Luca Pacioli, De Divina Proportione, 1509.
- Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Firenze, 1550.
- Antonio Paolucci, Michelangelo architetto, Electa, Milano, 1994.

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