La Madonna con Bambino, attribuita a Jacopo della Quercia, è un capolavoro della scultura lignea del Quattrocento, intriso di profondità spirituale e abilità artistica. Commissionata intorno al 1420 dalla Compagnia di Santa Maria della Misericordia di Anghiari, Arezzo, l’opera rappresenta uno straordinario esempio della capacità narrativa e tecnica dello scultore. L'acquisto da parte dello Stato italiano nel 1977, per destinarla al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’Alta Valle del Tevere ad Anghiari, dove ancora si trova, segnò un momento importante per la tutela del patrimonio artistico italiano. Prima di essere trasferita al museo, la scultura si trovava nella cappella annessa alla Villa di Sterpeto, una residenza storica nelle campagne anghiaresi. La Madonna è raffigurata seduta in trono, un'immagine che richiama l’iconografia tradizionale del "Sedes Sapientiae" (Trono della Sapienza), con il Bambino in piedi sulle sue ginocchia. Quest’ultimo è rappresentato in un gesto di benedizione, enfatizzando il suo ruolo di Salvatore. Lo sguardo tenero e amorevole della Vergine, rivolto verso il Bambino, crea un senso di intimità e calore che contrasta con la solennità della composizione. Un dettaglio distintivo è la torsione del busto della Madonna, che introduce una dinamica innovativa nel gruppo scultoreo, rompendo la rigidità tipica delle rappresentazioni coeve. Questo piccolo movimento, unito alla cura per i dettagli dei volti e delle mani, dimostra la maestria di Jacopo della Quercia nel conferire umanità alle sue opere.
Per molti anni, la Madonna e il Bambino furono esposti separatamente, compromettendo la percezione dell'unità dell'opera. Solo nei primi anni Duemila, grazie a un attento studio storico-artistico, le due parti furono ricongiunte. Questa scelta ha permesso di recuperare il significato originario della scultura, evidenziando il legame inscindibile tra le due figure. Negli anni Ottanta del Novecento, l’opera fu sottoposta a un importante intervento di restauro, fondamentale per restituire la vivacità della policromia originale. Il restauro ha rivelato la ricca gamma cromatica che Jacopo della Quercia utilizzò per dare maggiore profondità e realismo alla scultura. La tonalità calda dei colori e l’attenzione ai dettagli decorativi del trono e dei panneggi testimoniano l’eccellenza tecnica dell’artista.
Questa riscoperta della policromia ha anche offerto un prezioso contributo agli studi sull’arte del Quattrocento, sottolineando il ruolo cruciale che il colore giocava nella scultura lignea, spesso trascurato in passato.
La Madonna con Bambino non è solo un'opera d'arte, ma anche un simbolo religioso e culturale profondamente legato alla devozione popolare dell’epoca. Commissionata da una confraternita locale, essa doveva servire sia come oggetto di culto sia come espressione del prestigio della Compagnia di Santa Maria della Misericordia. Jacopo, uno dei maggiori scultori del primo Rinascimento italiano, era noto per la sua capacità di fondere innovazione artistica e tradizione. In quest’opera, la sua visione personale si unisce alle esigenze devozionali della committenza, creando un capolavoro che ancora oggi riesce a emozionare il pubblico.
Bibliografia
- Ragghianti, Carlo Ludovico, La scultura di Jacopo della Quercia, Einaudi, Torino, 1965.
- Maetzke, Anna Maria, Jacopo della Quercia, Nardini Editore, Firenze, 1994.
- Speranza, Laura, La Madonna di Jacopo della Quercia ad Anghiari: una scultura versatile, articolo pubblicato su "Finestre sull'Arte", 6 luglio 2024.
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