Borgo degli Albizi/2 a Firenze

Borgo degli Albizi: dalla Volta dei Ciechi al miracolo di San Zanobi.
 

Borgo degli Albizi non è soltanto una strada di palazzi antichi. È una parte di Firenze in cui, a pochi metri di distanza, si incontrano la storia delle grandi famiglie, le regole della città, le memorie religiose e le trasformazioni dell’architettura. Qui non basta guardare le facciate. Bisogna osservare gli archi, gli stemmi, le lapidi, i cortili e i passaggi che collegano una strada all’altra. Molti edifici di Borgo degli Albizi, infatti, non hanno una sola faccia: si affacciano anche su via dell’Oriuolo, via de’ Pandolfini, via de’ Giraldi e sulle piazzette interne nate dalle antiche proprietà familiari. In questa parte della strada si trovano alcuni luoghi meno famosi di Palazzo Pazzi o Palazzo Nonfinito, ma altrettanto utili per capire come funzionava Firenze: la Volta dei Ciechi, Palazzo Tanagli, Palazzo Valori-Galli Tassi, Palazzo dei Visacci e la Torre degli Albizi.

Al numero 22 di Borgo degli Albizi si apre la Volta dei Ciechi. È un passaggio coperto che conduce verso una corte interna, chiamata piazza dei Pazzi. Oggi sembra quasi un piccolo corridoio nascosto, ma in passato era parte di un sistema di edifici, cortili e proprietà legate alla famiglia Pazzi. Il palazzo che comprende la volta conserva elementi medievali, anche se è stato trasformato più volte. Lo stemma dei Pazzi, con i delfini affrontati, ricorda la lunga presenza della famiglia nella zona. Il nome “Volta dei Ciechi” è antico, ma la sua origine non è sicura. Una tradizione lo collega a un’osteria frequentata da mendicanti non vedenti; tuttavia non esiste una prova definitiva che permetta di trasformare questa spiegazione in un fatto certo. La storia più concreta della volta è invece scritta sulla pietra. Sulla parete sinistra si trova un bando del 1619 emanato dagli Otto di Guardia e Balia. L’iscrizione proibiva di sporcare il passaggio e di usarlo come luogo per bisogni corporali. La pena era severa: due scudi e due “tratti di fune”, cioè una punizione fisica che poteva provocare danni alle braccia e alle spalle. Quella lapide racconta un aspetto poco elegante, ma reale, della città antica. Firenze non era fatta solo di chiese, palazzi e botteghe raffinate. Era una città affollata, con problemi di igiene, cattivi odori, rifiuti e spazi pubblici spesso difficili da controllare. Gli Otto di Guardia e Balia erano una magistratura incaricata dell’ordine pubblico e della giustizia criminale. I loro bandi venivano incisi nei punti dove dovevano essere rispettati. La legge non restava chiusa in un archivio: veniva esposta sul muro, davanti a tutti.

Poco oltre, al numero 27, si trova Palazzo Tanagli. L’edificio ha l’aspetto ordinato di un palazzo cinquecentesco, ma non nacque in un solo momento. Fu ottenuto dall’unione di più case medievali appartenute alla famiglia Tanagli, o Tanaglia. Questo tipo di trasformazione era molto comune a Firenze. Una famiglia cresceva, accumulava denaro e acquistava gli edifici vicini. Poi decideva di eliminare le differenze tra le vecchie case: apriva un portale più importante, uniformava le finestre, ridisegnava la facciata e costruiva un cortile interno. Il risultato era un palazzo nuovo, ma con fondamenta e muri più antichi. Palazzo Tanagli conserva questa doppia storia. Da una parte mostra l’eleganza del Cinquecento; dall’altra deriva da un insieme di abitazioni medievali che furono progressivamente accorpate. Nel cortile restano tracce di decorazioni pittoriche attribuite al Volterrano, nome con cui è conosciuto il pittore Baldassarre Franceschini. Tra queste compare uno stemma Medici-della Rovere, legato al matrimonio tra il granduca Ferdinando II de’ Medici e Vittoria della Rovere. Quel simbolo non era soltanto un ornamento. Serviva a dichiarare fedeltà alla dinastia al potere. Nella Firenze dei Medici, un palazzo poteva parlare attraverso le immagini: stemmi, statue, affreschi e iscrizioni raccontavano chi possedeva l’edificio, da quale famiglia dipendeva e a quale potere voleva mostrarsi vicino.

Uno dei complessi più interessanti della zona è al numero 18 - 20, Palazzo Valori, poi Galli Tassi. L’edificio ha una caratteristica particolare: non appartiene soltanto a Borgo degli Albizi. Il suo fronte principale si trova in via de’ Pandolfini, mentre una parte importante del complesso si affaccia sul borgo. Questo permette di capire come erano costruiti i palazzi fiorentini più grandi. Non occupavano solo una facciata lungo una strada, ma spesso attraversavano interi isolati. Dietro il portone principale c’erano cortili, scale, pozzi, giardini, magazzini e passaggi che arrivavano fino alle vie vicine. La storia del palazzo è legata alla famiglia Valori. Il nome più noto è quello di Baccio Valori, uomo politico fiorentino nato nel 1477. Inizialmente vicino ai Medici, dopo l’assassinio del duca Alessandro de’ Medici passò dalla parte degli oppositori di Cosimo I. Partecipò alla battaglia di Montemurlo del 1537, combattuta dai fuoriusciti antimedicei contro le forze fedeli al nuovo duca. La battaglia finì con la sconfitta dei ribelli. Baccio Valori fu catturato e decapitato nel cortile del Bargello. La sua vicenda mostra quanto fosse instabile la politica fiorentina del Cinquecento. Le famiglie più importanti non erano blocchi immobili: potevano cambiare alleanze, perdere beni, essere esiliate o tornare al potere. In seguito il palazzo passò ai Galli Tassi. Quando Firenze fu capitale d’Italia, tra il 1865 e il 1870, il complesso di via de’ Pandolfini e Borgo degli Albizi fu utilizzato dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. È un passaggio importante: un palazzo nobiliare del Rinascimento diventava sede di uffici del nuovo Stato italiano.


Sulla facciata del palazzo si trova una lapide oggi molto difficile da leggere. Ricorda uno dei miracoli attribuiti a San Zanobi, vescovo e santo patrono di Firenze. Secondo la tradizione, una donna proveniente dalla Gallia aveva affidato il figlio a Zanobi mentre si recava in pellegrinaggio a Roma. Al ritorno, scoprì che il bambino era morto. Incontrò il vescovo proprio in questo punto della città e gli chiese di restituirle il figlio. Zanobi avrebbe fatto il segno della croce e il bambino sarebbe tornato in vita. Dal punto di vista storico, la lapide non prova che il miracolo sia avvenuto. Prova però qualcosa di molto importante: per secoli Firenze ha voluto ricordare quell’episodio proprio in Borgo degli Albizi. Questa è la differenza tra cronaca e memoria religiosa. Non possiamo verificare un miracolo come verifichiamo una data o un contratto. Possiamo però studiare il modo in cui una città conserva, trasforma e rende visibile la memoria di un santo. Il racconto di San Zanobi ispirò molti artisti. Attorno al 1500, Sandro Botticelli dipinse una serie di pannelli dedicati alla vita e ai miracoli del santo. Le architetture rappresentate sono fiorentine nello spirito, ma non sono una fotografia esatta dei luoghi reali. Tra il 1516 e il 1517 Ridolfo del Ghirlandaio dipinse invece una tavola con San Zanobi che resuscita un fanciullo. L’opera, oggi conservata alla Galleria dell’Accademia di Firenze, ambienta la scena vicino a San Pier Maggiore e mostra quanto quel miracolo fosse entrato nella memoria visiva della città.

Verso la parte finale della strada, al numero 14, si trova la Torre degli Albizi. È una casa-torre della seconda metà del Trecento. A Firenze, tra Medioevo e primo Rinascimento, le torri non erano soltanto elementi difensivi. Erano anche simboli di prestigio familiare. Più una famiglia era ricca e potente, più poteva mostrare la propria presenza nella città attraverso case alte, torri, palazzi e stemmi. La Torre degli Albizi conserva il ricordo della famiglia che ha dato il nome alla strada. Lo stemma degli Albizi è facilmente riconoscibile grazie ai cerchi concentrici. La presenza di questi simboli in Borgo degli Albizi conferma quanto la zona fosse legata alla famiglia almeno dal Trecento. Nel corso dei secoli la torre è stata modificata, restaurata e inserita in edifici più recenti. Tuttavia mantiene ancora una caratteristica essenziale: spezza la continuità delle facciate e ricorda che questa strada, prima di diventare una sequenza di palazzi rinascimentali, era formata da case medievali, torri e corti private.

Breve bibliografia
- Claudio Paolini, Borgo degli Albizi. Case e palazzi di una strada fiorentina, Polistampa, Firenze, 2008.
- Roberto Ciabani, Le leggi di pietra. Bandi dei Signori Otto di Guardia e Balia della città di Firenze, Cantini, Firenze, 1984.
- Emiliano Scampoli, Firenze: archeologia di una città. Secoli I a.C.-XIII d.C., Firenze University Press, 2010.
- Catalogo Generale dei Beni Culturali, schede su Palazzo Altoviti detto dei Visacci, Torre degli Albizi e Palazzo Valori poi Galli Tassi.
 

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