Pesca Regina di Londa, la pesca che arriva quando l’estate sta finendo.
La Pesca Regina di Londa non è una pesca qualunque. Arriva tardi, tra settembre e ottobre, quando molte altre varietà hanno già finito la loro stagione. È proprio questo uno dei motivi che l’ha resa speciale per Londa e per le colline attorno al Mugello e alla Valdisieve. La Regione Toscana la descrive come una pesca a pasta bianca, con buccia chiara, striature rosse, profumo forte e sapore molto dolce.
La sua storia conosciuta parte dagli anni Cinquanta. Le prime notizie parlano di Alfredo Leoni, uomo esperto di alberi da frutto, che capì il valore di questa pesca tardiva e contribuì a farla conoscere nella zona di Londa. Per un periodo fu un piccolo tesoro agricolo. Maturava quando il mercato aveva meno pesche fresche, quindi poteva essere venduta bene. Poi arrivarono altre varietà, più comode per il commercio e più adatte ai lunghi viaggi. La Regina, invece, aveva un limite chiaro. Era buona, profumata, ma non fatta per stare settimane in frigo o per essere raccolta troppo presto.
Questo spiega perché è diventata fragile. Non perché mancasse di qualità, ma perché chiedeva tempi diversi. Un frutto così va raccolto al momento giusto, portato presto al mercato e mangiato vicino al luogo in cui nasce. La pesca mantiene le sue qualità migliori per circa una settimana dopo la raccolta e che oggi la vendita resta soprattutto locale.
La Regina di Londa è grande, rotonda, leggermente schiacciata. La buccia ha toni chiari con macchie rosse. Dentro, la polpa è bianco crema, dolce, soda e profumata. Vicino al nocciolo possono comparire venature rosse. È una pesca che si riconosce più al morso che alla fotografia.
In cucina dà il meglio fresca, senza troppe aggiunte. Si può mangiare al naturale, tagliata a fette, oppure usare per confetture, dolci semplici, crostate e conserve. La sua maturazione tardiva la rendeva preziosa anche in casa, perché portava frutta buona quando l’estate stava lasciando spazio all’autunno.
Oggi parlarne significa raccontare una Toscana agricola fatta di alberi, raccolte lente e mercati locali. La Pesca Regina di Londa non vive bene nella fretta. Ha bisogno di chi la coltiva, la riconosce e la compra quando è il suo momento.
Il fagiolo è piccolo, sottile e legato al Valdarno. Una varietà toscana recuperata grazie agli agricoltori locali.
Piccola chiesa fiorentina e dolce rinascimentale: tra documenti e leggende, tra devozioni popolari e crema a bagnomaria.
Un pane scuro di castagne racconta la Lunigiana povera, nato per necessità, oggi è diventato una rarità.
Sull’Amiata due semi quasi perduti raccontano miniere, polenta e famiglie che hanno custodito il cibo prima dei registri.