Un Cinghiale agli Uffizi

La scultura del Cinghiale conservata presso la Galleria degli Uffizi di Firenze è una delle opere più affascinanti della collezione romana. Realizzata in marmo, probabilmente pentelico, si colloca cronologicamente tra il II e il I secolo a.C., un periodo che vede l’arte romana ispirarsi ampiamente ai modelli greci ellenistici. 

Questa scultura, alta 95 cm, si trova attualmente nel Terzo Corridoio della Galleria, catalogata con il numero d’inventario 1914 n. 63. La scultura fu rinvenuta nel 1556 a Roma, alle pendici del colle Esquilino, un’area ricca di reperti antichi. Restaurata una prima volta, fu trasferita a Firenze nel 1568 come dono di Papa Pio IV al Duca Cosimo I de’ Medici, insieme a due statue di Cani Molossi. Inizialmente collocata a Palazzo Pitti, venne successivamente spostata agli Uffizi, dove è oggi esposta. L’opera si distingue per la sua straordinaria attenzione al dettaglio anatomico e al comportamento realistico dell’animale. Il cinghiale è raffigurato in un momento di tensione: fiuta l’aria, allarmato dall’avvicinarsi del cacciatore, con le zampe anteriori sollevate in un atteggiamento dinamico e naturale. La scultura, per quanto considerata romana, è attribuibile a un artista influenzato dai modelli greci, e si suppone che facesse parte originariamente di un gruppo scultoreo dedicato al tema della caccia, molto popolare nel periodo ellenistico.
Il marmo utilizzato, forse pentelico, conferisce all’opera una lucentezza e una plasticità che enfatizzano i dettagli scolpiti, dalle setole del manto alle zanne, oggi perdute. Questo tipo di marmo, proveniente dalla Grecia, era frequentemente impiegato per opere di pregio destinate a committenti facoltosi.
Il Cinghiale degli Uffizi ha acquisito ulteriore fama grazie alla replica in bronzo realizzata nel Seicento da Pietro Tacca. Questa copia, nota come il Porcellino, fu commissionata da Cosimo II de’ Medici e collocata nella Loggia del Mercato Nuovo, dove è tuttora un’attrazione iconica di Firenze.
La scultura non rappresenta solo un capolavoro di abilità tecnica, ma riflette anche un cambiamento culturale avvenuto tra il II e il I secolo a.C., quando l’interesse per il mondo animale iniziò a emergere con forza. Durante questo periodo, i bestiari e i primi trattati di etologia iniziarono a svilupparsi, integrando osservazioni scientifiche e artistiche sugli animali.

Bibliografia:
- Filippo Coarelli, Arte romana, Laterza, Roma-Bari, 2008.
- Antonio Giuliano, Scultura romana, Electa, Milano, 1996.
- Salvatore Settis, Il cinghiale e il bronzo: Archeologia del Rinascimento, Einaudi, Torino, 2010.

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