Le donne etrusche

Libere, eleganti e protagoniste

Quando pensiamo al mondo antico, spesso immaginiamo donne silenziose e nascoste, chiuse in casa, lontane dalla vita pubblica. Ma in Etruria – la terra degli Etruschi, tra Toscana, Lazio e Umbria – le cose andavano in modo diverso. Qui, la donna aveva un ruolo importante, visibile e rispettato. Le donne etrusche partecipavano ai banchetti, alle cerimonie religiose, alla vita della città. Non erano confinate nelle stanze domestiche come le greche o le romane, ma sedevano accanto agli uomini, conversavano, brindavano, ricevevano ospiti. Le vediamo nei dipinti delle tombe, distese su letti eleganti, vestite con tuniche colorate, ornate di gioielli, mentre sorridono accanto ai loro compagni.
In molte tombe etrusche troviamo iscrizioni che riportano non solo il nome del padre, ma anche quello della madre. Questo ci dice che la discendenza materna era importante e riconosciuta, segno di una società più equilibrata tra uomo e donna.
Alcune donne ebbero anche un ruolo politico o religioso: furono sacerdotesse, gestirono proprietà, influenzarono scelte familiari e pubbliche. È il caso di Tanaquil (1), moglie del re etrusco Tarquinio Prisco, che secondo la tradizione fu determinante nell’ascesa del marito al trono di Roma.
Le donne etrusche amavano vestirsi bene. Nei corredi funebri sono stati trovati specchi, pettini, cofanetti per i cosmetici, calzature decorate, e soprattutto splendidi gioielli in oro: orecchini a grappolo, collane d’ambra, bracciali finemente lavorati. L’aspetto curato non era solo vanità, ma anche un modo per affermare identità e prestigio.

Le acconciature erano elaborate, spesso raccolte in reti decorate, e il capo veniva adornato con corone di foglie o veli. Anche nei sarcofagi – come quello della celebre Larthia Seianti – vediamo donne fiere, con lo sguardo deciso, il volto sereno e la postura composta.
Una delle immagini più belle delle donne etrusche ci viene dai banchetti funerari affrescati nelle tombe. In queste scene, uomini e donne sono sdraiati insieme, serviti da giovani coppieri, mentre suonatori e danzatori animano l’atmosfera. Non c’è dolore, ma festa. Non c’è solitudine, ma compagnia.
Tutti i partecipanti indossano ghirlande sul capo, bevono vino, si scambiano doni o piccoli oggetti simbolici, come l’uovo, segno di rinascita e speranza. L’aldilà, per gli Etruschi, era una continuazione felice della vita, e le donne vi avevano pieno diritto d’accesso, con tutta la loro eleganza e la loro vitalità.
Gli autori greci, abituati a ben altri costumi, erano sorpresi da tanta libertà. Alcuni descrissero, soprattutto gli antichi romani, le donne etrusche come “troppo emancipate”, ma questo giudizio dice più su chi lo pronunciava che su di loro.
Oggi, grazie alle tombe, ai reperti e agli studi, possiamo restituire a queste donne il posto che meritano nella storia: non semplici presenze silenziose, ma vere protagoniste di una civiltà raffinata, complessa e affascinante.

 

(1) Tanaquil, la regina etrusca che fece due re.
Tanaquil era una nobile etrusca di Tarquinia, donna colta e dotata di forti capacità politiche e profetiche. Sposò Lucumone, anche lui etrusco, e lo convinse a trasferirsi a Roma, dove, cambiato nome in Lucio Tarquinio Prisco, divenne il quinto re di Roma. Ma il ruolo di Tanaquil non fu solo da moglie: fu consigliera, stratega e veggente. Le fonti raccontano che interpretò un segno divino – un’aquila che sollevò e poi restituì il cappello del marito – come presagio della futura grandezza di Tarquinio. Fu lei a suggerirgli di candidarsi al trono e, una volta salito al potere, continuò a influenzarne le scelte. Dopo l’assassinio del marito, Tanaquil nascose inizialmente la sua morte per evitare il caos e nel frattempo promosse Servio Tullio, un giovane cresciuto alla corte, come suo successore. Grazie alla sua abilità, anche Servio divenne re: Tanaquil fu quindi la donna che "fece" due re di Roma.

Bibliografia
- "Le donne in Etruria", a cura di Antonia Rallo, edito da L'Erma di Bretschneider, 1989.
- "La donna etrusca", di Alessandra D'Aversa, edito da Claudiana, 1985.
- "Gli Etruschi. Storia e civiltà", di Giovanni Camporeale, edito da UTET, 2015.
- "Trucco e bellezza nell'antichità", di Rita De Cesaris, edito da Sillabe, 2019.
- "Le ore e i giorni delle donne", a cura di Paola von Eles, catalogo della mostra del 2006.
- "La cultura villanoviana. All'inizio della storia etrusca", di Gilda Bartoloni, edito da Carocci Editore, 2002.
- "Introduzione all'etruscologia", di Gilda Bartoloni, edito da Hoepli, 2012.- "Female slaves and slave-owners in ancient Etruria", di Enrico Benelli, in "Women in antiquity. Real women across the ancient world", a cura di S. Lynn Budin e J. MacIntosh Turfa, edito da Routledge, 2016.
- "De mulierum virtutibus" (Sulle virtù delle donne), di Plutarco, I secolo d.C., che include un capitolo sulle donne etrusche.

 

Altri articoli
La Toscana in età romana
La Toscana in età romana

Quadro sintetico su amministrazione, città, vie, porti, economia e religione dalla Repubblica alla tarda antichità.

L'inizio e la fine
L'inizio e la fine

L'inizio e la fine del Medioevo sono soggetti a diverse interpretazioni.

L'Etruria antica
L'Etruria antica

Secondo lo storico greco Dionisio, il popolo etrusco aveva un nome nativo diverso da questi, chiamandosi Rasena o Rasenna

L'ultima notte dei condannati
L'ultima notte dei condannati

Veglia, immagini sacre e sepoltura: i Neri accompagnavano il condannato nelle ore in cui la giustizia lasciava spazio alla misericordia.