Palazzo Peruzzi in Borgo de’ Greci: sette secoli di storia fiorentina.
Sul portale del numero 12 di Borgo de’ Greci, due gruppi di pere scolpite nella pietra ricordano la famiglia che per secoli possedette questo edificio. Il riferimento allo stemma dei Peruzzi è immediato, ma la facciata, con le finestre inginocchiate e il balcone sopra l'ingresso, racconta soltanto una parte della sua lunga vicenda. Dietro l'aspetto prevalentemente seicentesco si conservano strutture medievali, sale decorate e testimonianze di trasformazioni avvenute nell'arco di diverse generazioni. Il palazzo, oggi conosciuto soprattutto con il nome di Ubaldino Peruzzi, fu costruito e ampliato molto prima che lo statista ottocentesco ne diventasse il più celebre abitante.
Le origini della proprietà risalgono al Trecento, quando un ramo dei Peruzzi possedeva case e terreni nella zona di Santa Croce, presso l'antico anfiteatro romano di Firenze. L'area comprendeva numerosi edifici appartenenti alla famiglia, distribuiti fra piazza de' Peruzzi, Borgo de' Greci e le strade circostanti. Era uno dei luoghi nei quali si concentravano le proprietà urbane di una casata che aveva costruito la propria fortuna attraverso il commercio e le attività bancarie internazionali. Il palazzo attuale nacque dall'aggregazione di alcune di queste costruzioni, delle quali rimangono tracce nel cortile interno. Pilastri e parti delle murature medievali permettono ancora di riconoscere una fase precedente alle grandi ristrutturazioni dell'età moderna.
Intorno al 1640 Ludovico di Gherardo Peruzzi avviò una trasformazione della residenza, intervenendo sulla parte più antica, situata all'angolo fra Borgo de' Greci e via de' Bentaccordi. Il progetto è tradizionalmente attribuito a Gherardo Silvani, architetto attivo nella Firenze del Seicento, sebbene l'attribuzione non sia documentata con assoluta certezza. Al suo intervento vengono ricondotte anche le finestre inginocchiate che affiancano il portone centinato. La sistemazione della facciata conferì un aspetto più regolare a un insieme di edifici che, fino ad allora, avevano conservato caratteristiche architettoniche differenti.
I lavori continuarono attraverso una successione di acquisti immobiliari. Nel 1673, nel 1674 e nel 1691 furono incorporate altre proprietà, estendendo il complesso verso piazza Santa Croce, lungo Borgo de' Greci e via dell'Anguillara. Le nuove acquisizioni comportarono modifiche ai collegamenti interni e la creazione di ambienti destinati alla rappresentanza e alla vita familiare. Un'ulteriore casa acquistata nel 1739, lungo via dell'Anguillara, venne unita al palazzo nel 1769, determinando sostanzialmente le dimensioni che l'edificio conserva oggi. La complessità di queste trasformazioni trova riscontro anche nella cartografia storica: una planimetria conservata nella documentazione regionale, con riferimenti al 1771 e ad altre piante del 1811, registra la composizione della proprietà e la provenienza delle diverse porzioni immobiliari.
La progressiva riorganizzazione degli spazi fu accompagnata da un importante programma decorativo. Nel 1693 Atanasio Bimbacci realizzò le pitture della galleria, firmate e datate, nelle quali la celebrazione della Toscana si unisce a episodi della storia familiare. Le allegorie delle Virtù e della Gloria, i riferimenti a uomini illustri e gli episodi riguardanti gli antenati dei Peruzzi esprimevano la volontà della casata di ricordare il proprio contributo alla vita pubblica fiorentina. Gli affreschi non avevano quindi una funzione esclusivamente ornamentale: presentavano ai visitatori una genealogia di personaggi legati al governo cittadino, alla diplomazia e alle istituzioni della Repubblica. Il patrimonio decorativo comprende inoltre un salone da ballo arricchito da stucchi, uno scalone con rampe voltate a botte e una cappella privata dedicata a San Filippo Neri, con soffitto affrescato e decorazioni plastiche.
Nel 1772 si verificò un passaggio importante nella storia della residenza. Bindo Peruzzi trasferì qui l'abitazione principale della famiglia dopo aver venduto il palazzo situato di fronte, al numero 3 di Borgo de' Greci, passato ai Bourbon del Monte. L'edificio divenne così il centro della vita domestica e sociale del ramo familiare che lo possedeva. La distinzione fra le due residenze è importante anche per comprendere alcune memorie storiche conservate al loro interno, che nel corso del tempo furono trasferite da un edificio all'altro.
Il periodo di maggiore notorietà della nuova residenza cominciò nell'Ottocento, soprattutto con Ubaldino Peruzzi, nato a Firenze il 2 aprile 1822. Discendente della famiglia patrizia, aveva ricevuto una formazione giuridica e scientifica e si era interessato fin da giovane alle infrastrutture ferroviarie. Nel 1848 divenne gonfaloniere di Firenze e sostenne la difesa delle istituzioni costituzionali toscane, entrando successivamente in contrasto con il governo granducale. Nel 1859 partecipò alla formazione del governo provvisorio seguito alla partenza di Leopoldo II e contribuì alle iniziative diplomatiche che accompagnarono l'annessione della Toscana al futuro Regno d'Italia. Fu poi ministro dei Lavori pubblici e dell'Interno, deputato e, dal 1871 al 1878, sindaco di Firenze. La sua attività politica portò nella dimora di Borgo de' Greci una rete di relazioni che si estendeva ben oltre la città.
A trasformare quella rete di conoscenze in una consuetudine di incontri fu soprattutto Emilia Toscanelli, che Ubaldino aveva sposato nel 1850. Nata a Pisa nel 1827, Emilia proveniva da una famiglia agiata di orientamento liberale e aveva sviluppato fin da giovane un interesse per la politica e la letteratura. Durante i soggiorni a Parigi e Torino, dove accompagnò il marito impegnato in incarichi diplomatici e ministeriali, frequentò e organizzò riunioni con rappresentanti della società politica e intellettuale. Tornata a Firenze, trasferì questa esperienza nelle stanze della residenza familiare, dando vita al celebre Salotto Rosso, chiamato così per il colore della tappezzeria dell'ambiente nel quale si svolgevano gli incontri.
Il salotto raggiunse la maggiore notorietà durante gli anni di Firenze capitale del Regno d'Italia, dal 1865 al 1871. Vi si incontravano esponenti della Destra storica, parlamentari, uomini di governo, scrittori e studiosi. Fra i frequentatori figuravano Marco Minghetti, Ruggero Bonghi, Silvio Spaventa, Pasquale Villari, Isidoro Del Lungo, Renato Fucini ed Edmondo De Amicis. Le conversazioni riguardavano le questioni politiche del nuovo Stato, le trasformazioni economiche, la letteratura e i problemi della lingua nazionale. La scelta degli invitati rifletteva gli orientamenti moderati dei padroni di casa: attraverso le relazioni personali si consolidavano alleanze, si sostenevano iniziative e si favorivano giovani intellettuali considerati promettenti. Il Salotto Rosso svolgeva dunque una funzione politica concreta, in un'epoca nella quale i rapporti fra i gruppi dirigenti si costruivano anche nelle residenze private.
Emilia esercitava un'influenza personale sulle conversazioni e sui rapporti fra gli ospiti. Possedeva una notevole sensibilità linguistica e seguiva con attenzione il lavoro di alcuni scrittori, in particolare Edmondo De Amicis, che le sottoponeva i propri testi per riceverne osservazioni e suggerimenti. Fu proprio De Amicis a dedicarle, dopo la sua morte, il volume Un salotto fiorentino del secolo scorso, pubblicato nel 1902. Le lettere e i diari della padrona di casa costituiscono oggi una documentazione preziosa di quell'ambiente. Il suo carteggio, pervenuto alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze nel 1910, comprende 196 cassette di corrispondenza, oltre a diari e agende che permettono di seguire l'attività di Emilia e l'evoluzione delle sue relazioni.
Il trasferimento della capitale a Roma nel 1871 modificò profondamente la frequentazione della casa. Molti degli uomini politici che avevano animato le riunioni lasciarono Firenze, mentre le difficoltà dell'amministrazione comunale cominciavano a compromettere la posizione di Ubaldino. La città aveva sostenuto spese ingenti durante gli anni della capitale, soprattutto per le trasformazioni urbanistiche e le infrastrutture. La crisi finanziaria culminò nel 1878 con la sospensione dei pagamenti ai creditori del Comune e con le dimissioni di Peruzzi dalla carica di sindaco. La sua influenza politica si ridusse e le tensioni economiche finirono per coinvolgere anche il patrimonio familiare.
Negli anni successivi i coniugi ridimensionarono progressivamente la vita cittadina. Secondo la ricostruzione del Dizionario Biografico degli Italiani, dal 1882 il palazzo di Borgo de' Greci e il suo salotto risultavano di fatto chiusi, mentre Ubaldino ed Emilia si ritiravano prevalentemente nella villa della Torre all'Antella, presso Bagno a Ripoli. Qui continuarono a ricevere alcuni ospiti e a mantenere rapporti con giovani studiosi ed esponenti della cultura politica. La situazione patrimoniale peggiorò ulteriormente alla fine degli anni Ottanta. Ubaldino morì all'Antella il 9 settembre 1891, lasciando alla moglie una situazione finanziaria gravemente compromessa. Emilia riuscì ad affrontare parte delle difficoltà con l'aiuto di persone fidate, ma la residenza fiorentina non poté essere conservata. Morì l'8 maggio 1900, sempre all'Antella.
La proprietà dei Peruzzi terminò nel 1899 e nel 1901 il palazzo fu acquistato da Vittorio Grazzi, professore di medicina e appassionato collezionista di antichità. Il nuovo proprietario vi raccolse un insieme di reperti e testimonianze archeologiche di età etrusca e romana, utilizzando alcuni ambienti anche per l'esposizione delle proprie raccolte. Nell'androne rimane un busto a lui dedicato, mentre altre memorie lapidarie e sculture documentano gli interessi antiquari che caratterizzarono questa nuova fase della residenza. Nei passaggi proprietari successivi compare anche il nome della famiglia Grazzi Corti, legato alla conservazione dell'edificio nel Novecento.
La memoria dei suoi abitanti più celebri è stata ricordata anche attraverso un'iscrizione collocata sulla facciata nel 2008, per iniziativa del Lions Club Firenze Firenzuola insieme al Comune di Firenze. La lapide celebra Ubaldino per l'attività patriottica e amministrativa ed Emilia per il ruolo culturale del suo salotto. È una testimonianza del posto occupato dai due coniugi nella memoria cittadina, soprattutto per il periodo in cui Firenze fu capitale e la casa accolse personalità impegnate nella costruzione dell'Italia unita.
Un'altra iscrizione, conservata nell'androne, richiede invece una precisazione storica. Il testo ricorda che l'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo soggiornò presso i Peruzzi durante il Concilio di Firenze del 1439. La lapide proviene però dall'antico palazzo familiare situato dall'altra parte della strada, al numero 3, e venne trasferita nella residenza attuale. L'imperatore fu dunque ospite dei Peruzzi, ma la sua permanenza non può essere attribuita all'edificio che porta oggi il nome di Ubaldino. È un particolare che permette di comprendere quanto sia importante conoscere la provenienza delle testimonianze storiche: in questo caso fu l'iscrizione a cambiare palazzo, mentre il luogo dell'avvenimento rimase quello originario.
Ex ospedale di Firenze, fondato nel 1349, era sede di assistenza ai bisognosi. Soppresso nel 1751, resta un oramai rovinanato portale trecentesco.
La pietra serena era concentrata nelle colline meridionali (in primis la collina di Boboli), tra l'Arno e l'Ema, ed oltr'Arno.
Piazza del Tiratoio a Firenze, zona Oltrarno, prende il nome da un antico tiratoio della lana. Fu ricostruita nel 1874 dopo un incendio.
Un edificio storico a Firenze, con una facciata manierista unica, fu dimora di artisti rinomati nel Cinquecento e Seicento.