Il Palazzo dei Pittori (Casa Swertschkoff) a Firenze.
Il Palazzo dei Pittori, conosciuto anche come Casa Swertschkoff, è uno degli edifici più affascinanti di Firenze, situato in viale Giovanni Milton 47-49, lungo l’antico tracciato del torrente Mugnone. Nato nel clima culturale di Firenze Capitale (1865–1871), fu concepito negli anni ’70 dell’Ottocento come residenza con atelier condivisi per artisti di varia provenienza: inglesi, tedeschi, russi, svizzeri e italiani. I lavori iniziarono nel 1873 su iniziativa di Vladimir Dmitrievič Sverchkov, artista di origine russa nato in Finlandia, trasferitosi a Firenze dopo il 1870. Alcune fonti attribuiscono il progetto all’architetto fiorentino Tito Bellini, su commissione del pittore inglese Arthur Lemon, mentre altre sostengono che fu lo stesso Sverchkov a idearlo e costruirlo. L’edificio venne completato entro il 1881 e fin da subito destinato a ospitare abitazioni e studi d’arte.
Sverchkov vi stabilì la propria dimora e affittò gli altri spazi a colleghi italiani e stranieri, dando vita a una comunità creativa cosmopolita. L’edificio fu presto soprannominato “Palazzo dei Pittori”, diventando un punto di riferimento per la vita culturale fiorentina. Il palazzo presenta uno stile eclettico umbertino, con marcati elementi neorinascimentali. La facciata, restaurata, si distingue per il rosso pompeiano dei pannelli e l’intonaco chiaroscuro, punteggiato da ampie finestre ad arco pensate per dare luce agli atelier interni. L’ingresso è segnato da un imponente portale ad arco, sormontato da un timpano e da un finestrone semicircolare, che interrompe la linearità del cornicione e movimenta il prospetto. Il portone in legno di noce, alto quasi sei metri, introduce a un interno scenografico.
L’androne monumentale, decorato a finto marmo e scandito da colonne, conduce al grande scalone, illuminato da vetrate e decorato con fregi a grottesche, cornici dorate, riquadri blu Savoia e rosso pompeiano. In alto, una fascia con nomi di maestri vetrai e pittori rende omaggio ad artisti come Palissy, Poccetti, Hirschvogel, Cousin, Mareschal de Metz ed Ernst Ewald. L’interior design riflette il gusto storicista dell’epoca, arricchito da dettagli simbolici. In origine, i soffitti a cassettoni ospitavano dipinti allegorici, andati perduti e sostituiti da pannelli monocromi. L’atmosfera resta comunque coerente con l’idea ottocentesca di arte come esperienza totale.
Durante i quindici anni trascorsi nel palazzo, Sverchkov ne fece un centro polifunzionale. Al piano terra allestì il suo studio personale; nel seminterrato, invece, un laboratorio per la lavorazione del vetro. Artista versatile, Sverchkov era noto anche come maestro vetraio, avendo perfezionato quest’arte in Baviera e in Finlandia prima di approdare in Italia. Accanto alla propria produzione artistica, affittò studi a colleghi selezionati, creando un ambiente fertile di scambi e collaborazioni. Tra gli ospiti più illustri figura Arnold Böcklin, celebre pittore simbolista svizzero, che tra il 1876 e il 1885 concepì qui alcune versioni della sua opera più nota: L’Isola dei Morti.
Nel palazzo vissero e lavorarono anche la pittrice finlandese Victoria Åberg, lo scultore Domenico Trentacoste, il macchiaiolo Silvestro Lega (che vi morì nel 1895), il pittore Egisto Ferroni e molti altri. Sverchkov avviò anche una “Fabbrica di Pittura”, per la produzione seriale di dipinti decorativi, anticipando l’idea dell’arte come impresa. Il palazzo ospitava dunque atelier, laboratori e persino salotti culturali. Tra i visitatori si ricordano la regina Margherita di Savoia e il principe ereditario Guglielmo di Prussia, accompagnato dall’imperatrice Vittoria.
Alla morte di Sverchkov (1888), il Palazzo dei Pittori non perse la sua funzione. Sul finire dell’Ottocento divenne sede di ritrovo per un cenacolo intellettuale animato da Ernesta Bittanti, futura moglie di Cesare Battisti, frequentato anche da Gaetano Salvemini. Nel primo Novecento, Giovanni Papini vi conobbe Gabriele D’Annunzio nello studio di Trentacoste. In quegli anni operarono nel palazzo anche Giovanni Costetti, Giuseppe Graziosi e la scultrice Sigrid af Forselles, mantenendo viva la vocazione internazionale dell’edificio. Negli anni Venti e Trenta, l’edificio ospitò la Scuola Fiorentina di Pittura, diretta da Giuseppe Rossi e Alberto Zardo, frequentata da giovani artisti. Anche durante e dopo la Seconda guerra mondiale gli studi rimasero attivi, con nomi come Gianni Vagnetti, Arrigo Dreoni e Carlo Galleni, quest’ultimo amico del poeta Mario Luzi. Negli anni Ottanta il palazzo rischiò la riconversione in appartamenti di lusso. Per contrastare questa prospettiva nacque il G.A.VI.M. (Gruppo Artisti Viale Milton), che organizzò eventi pubblici, mostre e visite guidate per sensibilizzare l’opinione pubblica.
Nel 1990, grazie anche all’intervento del senatore Giovanni Spadolini, il palazzo fu sottoposto a vincolo monumentale, con la clausola unica in Italia che riserva gli studi interni esclusivamente a professionisti dell’arte. Un provvedimento che ha garantito la continuità della destinazione d’uso originaria. Dopo un lungo periodo di chiusura, il palazzo è stato riaperto nel 2015 in occasione dei 150 anni di Firenze Capitale. Il restauro conservativo ha permesso di riscoprire gli spazi comuni e riattivare molti degli atelier. Oggi, il Palazzo dei Pittori è nuovamente abitato da artisti: pittori, scultori, fotografi e designer che lavorano quotidianamente negli studi, in linea con il vincolo imposto dalla Soprintendenza. L’edificio è privato, ma partecipa a eventi pubblici e aperture straordinarie, come le Giornate Nazionali delle Dimore Storiche (ADSI).
Il suo ruolo nel panorama culturale fiorentino è ancora vivo. A distanza di oltre 150 anni dalla fondazione, continua a essere un simbolo di arte condivisa, ispirazione, memoria e tutela del patrimonio.
Un luogo dove lo spettacolo non finisce mai e l'emozione è sempre presente.
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