Un modo di dire toscano per chi parla tanto, gira largo e non arriva mai al punto.
Ci sono modi di dire che sembrano nati apposta per descrivere chi parla tanto, gira largo, promette, rimanda, spiega, rispiega… e alla fine non conclude nulla. Uno di questi è “menare il can per l’aia”, espressione molto usata anche in Toscana per indicare chi prende tempo o evita di arrivare al punto.
Il significato è semplice: tirarla per le lunghe, perdere tempo, sviare il discorso, fare mille giri invece di dire chiaramente come stanno le cose. L’immagine è contadina: l’aia era lo spazio davanti alla casa colonica, dove si lavorava, si batteva il grano, si tenevano animali e attrezzi. Portare un cane avanti e indietro per l’aia senza motivo rende bene l’idea di un movimento inutile, ripetitivo, quasi comico. Si cammina, ci si agita, sembra che qualcosa stia succedendo… ma in realtà non si va da nessuna parte.
In Toscana si può dire a uno che non risponde mai direttamente: “Via, smettila di menare il can per l’aia e dimmi che vuoi fare.” Oppure davanti a una riunione infinita, piena di parole e povera di decisioni: “Qui si mena il can per l’aia e intanto s’è perso un pomeriggio.”
È un modo di dire perfetto perché non insulta apertamente, ma punge bene. Dice a qualcuno: stai facendo scena, ma il succo non arriva. E, detto alla toscana, suona ancora meglio: meno filosofia, più fatti.
Il fagiolo simbolizza qualcosa che si adatta perfettamente, come il baccello col fagiolo.
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Un antico modo di dire caduto in disuso.
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